Chi sono influencer e cosa fanno

Chi sono i micro influencer e cosa fanno?

Marketing

Si parla tantissimo di influencer e di quanto sia importante il loro coinvolgimento nelle campagne di marketing delle aziende. I piccoli blogger, che possono solo sognare di arrivare ad una certa visibilità, non osano definirsi influencer e quindi continuano a girarsi attorno senza rendersi conto che forse sono già … micro influencer!

Business 2 community ha proposto una divisione degli influencer in 6 categorie riservando ampi spazi anche a chi è piccolo, ma sa gestire bene la sua presenza on-line.

Immagine: business2community.com
Immagine: “business2community.com”

Chi sono quindi gli influencer: macro, mega, micro, difensori, referrers e lealisti.

Oggi mi concentro sulla categoria del micro influencer perché è quella che è più vicina alle lettrici del mio blog.

Chi sono i micro influencer?

Non sono naturalmente delle grandi celebrità o personaggi pubblici. Sono delle persone qualsiasi che un giorno decidono di aprire un blog, un canale YouTube, account Instagram per condividere le loro opinioni e esperienze. Con mille sforzi e superando gli ostacoli della vita reale pubblicano con regolarità e curano la loro presenza in rete.

I loro seguaci sono decisamente minori rispetto ai famosi blogger della stessa categoria (macro influencer) e non possono vantare una grande visibilità, ma ciò non preclude la possibilità di collaborazione con le aziende.

Sono le persone che comunque riescono a influenzare le scelte degli altri attraverso la rete, ma la loro vera vita non si basa sulla creazione dei contenuti a pagamento. Per dire, non vivono solo di blogging o del canale Youtube. Ciò che fanno in rete non è mirato al guadagno, ma guadagnare non fa male.

I micro influencer scelgono con molta accuratezza i brand con i quali decidono di collaborare oppure le iniziative che vogliono sostenere. I loro seguaci apprezzano l’autenticità e quindi sanno che vendersi per un pacco di pasta che poco c’entra con il loro blog fa più male che bene.

L’azienda di marketing HubSpot, creatrice della piattaforma per automatizzare la presenza on-line, stima che i micro influencer hanno tra 1 e 10 mila follower su Facebook! Le altre aziende indicano i numeri leggermente più alti, ma ciò che emerge è che sono comunque delle persone senza migliaia di follower.

L’azienda Markerly ha fatto più ricerche dalle quali emerge che i micro influencer sono le persone che su Instagram hanno tra 10 k e 100 k di follower e sono proprio loro che riescono meglio a coinvolgere i propri seguaci.

Come i micro influencer coinvolgono i propri lettori?

Creano i contenuti fortemente legati ai loro interessi personali, quindi, rispetto a dei macro influencer sono più autentici e spesso sanno meglio coinvolgere i propri lettori. Riescono anche a creare i rapporti veri con chi gli segue. I micro influencer non utilizzano i bot che rispondono al loro posto ai messaggi e questo è molto apprezzato dai lettori! Il numero più basso di follower gli permette di interagire meglio con i lettori, di creare i rapporti quasi di amicizia con alcuni che possono diventare anche dei sostenitori forti del blog!

Gli influencer con milioni di fan non hanno più questa possibilità, molto spesso dietro i loro canali social o blog ci sono altre persone che gestiscono le relazioni e, quindi, diventa quasi impossibile contattarli direttamente. Il loro coinvolgimento nelle campagne di marketing garantisce maggiore visibilità al brand, ma secondo le varie ricerche i micro influencer portano più clienti e quindi i due tipi di influencer sarebbero da coinvolgere assieme, ma le aziende spesso se ne dimenticano!

Sorelle Kardashian conto micro influencer

Sempre sul blog di HubSpot un po’ di tempo fa è stato analizzato il caso delle sorelle Kardashian impegnate in una campagna di marketing svoltasi su Instagram di una tisana purificante. Dalle osservazioni condotte i 40 micro influencer coinvolti nella stessa campagna hanno portato più conversione al brand rispetto alle sorelle americane regine del gossip.

Le ricerche mostrano inoltre che i micro influencer riescono ad ottenere il coinvolgimento dei lettori fino al 60% superiore rispetto alle campagne di marketing classiche!

Micro influencer e le opportunità

I micro influencer vogliono però crescere e diventare più visibili! Ma attenzione, più visibilità non significa più coinvolgimento da parte dei lettori, anzi! Le varie analisi condotte da aziende come Adweek, mostrano che più cresce la visibilità più cala il coinvolgimento perché come scritto sopra, si ha meno tempo per curare i rapporti di persona. A questo punto il blog si sposta in categoria macro e viene coinvolto (teoricamente) per un altro tipo di campagne di marketing.

Arriviamo ad un dilemma! Cosa conta di più per le aziende la visibilità oppure il coinvolgimento? Sicuramente è molto importante avere la visibilità, ma non sono da sottovalutare i piccoli blogger con una community molto attiva.

Infine aggiungo che non tutti i piccoli blogger sono e mai diventeranno dei micro influencer. Vedo in giro tantissimi blog con il potenziale non sfruttato, ad esempio perché:

  • si sottovaluta l’importanza della promozione del blog in rete. Non basta pubblicare i contenuti validi, ma bisogna trovare i canali giusti dove veicolarli e la pagina Facebook non è sufficiente ;);
  • la fretta di guadagnare spinge ad accettare collaborazioni un po’ forzate e palesemente non in linea con il blog e fa installare i banner pubblicitari senza che ci sia un reale guadagno dietro oppure riempie il sito di link di affiliazioni;
  • si continua a dire che il blog è solo un hobby e quindi giustamente non si dedica il tempo dovuto, non si è regolari, non si ha un piano editoriale, una strategia su dove si va e a cosa si punta, ma ci si lamenta delle mancate risposte alle mail di collaborazione inviate alle aziende.

Certo che per diventare un micro influencer della propria categoria ci vuole un po’ di tempo, di tenacia, di strategia su dove si va e con quali mezzi. Nel blogging nulla accade a caso e se ci sono i risultati significa che una persona si sta facendo in quattro per ottenerli 😉.

Infine ti segnalo l’intervista con Marina, creatrice della prima piattaforma italiana di physical influencer Brandorbi, che valorizza proprio i piccoli influencer con una forte rete di contatti personali.

Phygital influence marketing raccontato da Marina Sciarrino fondatrice di Brandorbi

Ti segnalo anche l’articolo che ti potrebbe interessare su come preparare una valida offerta di collaborazione da proporre alle aziende. Un giorno bisogna pur partire e iniziare a chiedere alle aziende le collaborazioni, vero?

Collaborazione con le aziende come blogger – come preparare un’offerta

Micro influencer italiani

Ho in mente alcuni micro influencer italiani in testa, ma ho deciso di non condividerli subito perché vorrei chiedere proprio a te i nomi dei blogger che collocheresti in questa categoria di influencer. Ti andrebbe di compilare questo form inserendo i nomi di tre blogger? Prometto che condividerò i risultati pubblicamente :). 

Tra le persone che compileranno il sondaggio ne sorteggerò una alla quale offrirò un confronto sui temi legati al blogging :).

A prestissimo.
Agnieszka

  • Bel post bravissima!!

  • Chiara Falsaperla

    grazie per questo post molto interessante. Ho una domanda: nel testo scrivi che la promozione degli articoli solo su FB non basta. Quali altri canali consigli di utilizzare? Io attualmente curo solo due social ( FB e IG) perchè non avrei il tempo di seguire anche gli altri e quindi piuttosto che farli male preferisco cercare di farne bene due. Sbaglio secondo te?

    • Ciao Chiara, grazie per il tuo commento. Ho scritto nel testo che la pagina Facebook non è sufficiente e lo confermo. Ma secondo me tu sei anche in qualche gruppo su Facebook e questo è già un altro canale di promozione del blog. I gruppi su Facebook, se scelti bene (non quelli dove tutti lasciano solo i link e scappano) sono un’enorme opportunità per i blogger perché fanno nascere le relazione che successivamente si possono trasformare anche in iniziative comuni. L’ho descritto bene in questo post: http://combinando.it/collaborazioni-tra-blogger-far-crescere-blog/

      Secondo me due canali social: pagina Facebook e l’account Instagram sono sufficienti, meglio avere meno, ma ben curato :).

  • Come al solito il tuo post è stato chiaro ed utile. Io prendo appunti, prendo appunti e spero di riuscire ad applicare i tuoi consigli quanto prima! Grazie Agnieszka.