Il senno di poi: perché siamo severe con noi stesse?

Esperienze, Progetti

Prendi una decisione difficile e dopo un po’ i risultati di tale decisione si rilevano peggiori delle aspettative. Quando inizi ad analizzare la decisione presa per trarre delle conclusioni quasi sicuramente cadrai nell’effetto conosciuto in inglese come outcome bias. Oggi ti spiego che cosa è, perché è pericoloso valutare le proprie decisioni dai risultati ottenuti e come non caderci.

La salute del paziente sta peggiorando. I problemi al cuore sono sempre più gravi e aumenta il rischio di attacco cardiaco. I medici decidono di operare. Se l’intervento ha successo il paziente potrà vivere ancora 5 o 6 anni, se ci saranno complicazioni muore.

La percentuale di successo dell’intervento è del 90%.

I medici operano e il paziente muore.

Come valuti la loro decisione?

Ricerca sull’outcome bias

Nel 1988 Jonathan Baron e John C. Hershey dell’Università di Pennsylvania hanno fatto questa domanda ad alcune persone nell’ambito della loro ricerca.

Alla meta delle persone coinvolte è stato detto che il paziente è sopravvissuto all’intervento e all’altra meta che è morto.

Le persone che hanno saputo del successo hanno valutato la decisione dei medici di operare in modo positivo. La meta che ha saputo della morte l’ha valutata negativamente.

Capita quasi a tutti noi che, valutando le decisioni, cadiamo nella trappola dell’outcome bias. Ciò significa che valutiamo le nostre azioni e le idee sulla base dall’effetto ottenuto dopo la messa in opera e non sulla base del processo decisionale che ci ha spinto a prendere una decisione piuttosto che l’altra.

Perché è pericoloso cadere nell’effetto dell’outcome bias?

Ci sono i momenti della vita in cui ci fermiamo e pensiamo a quello che è andato bene e a quello che è andato male. Spesso diventiamo troppo critiche nei confronti di noi stesse valutando le decisioni che consideriamo “prese male”. L’effetto si è rilevato non come l’avremmo immaginato o desiderato. E qui arriviamo al punto! Nel valutare le proprie decisioni bisogna fare molta attenzione e non valutare l’effetto della decisione presa, ma quello che sapevamo e sentivamo nel momento in cui abbiamo deciso e le circostanze di allora. Avremmo potuto recuperare più informazioni prima di decidere? Avremmo potuto consultare altre persone? 

Questo è importante perché spesso ci fermiamo davanti alle proprie idee, pensiamo al passato con il senno di poi e agli effetti delle decisioni non riuscite (qualche idea non portata avanti o qualche progetto rilevatosi un fallimento).  Non ci siamo riuscite la prima volta e anche la seconda è un fallimento. Iniziamo ad avere paura di non riuscirci più e ci blocchiamo.

Invece di pensare agli effetti, bisogna focalizzarsi su quello che ci ha portato a decidere.

Caso Apple

Probabilmente hai letto o sentito la storia della start-up nata negli anni 70′ Apple 😉 . E’ stata fondata da Steve Jobs, Steve Wozniak e Ron Wayne. Il contratto stipulato tra di loro prevedeva il 45% delle azioni per Jobs e Wozniak e il 10% per Wayne. Poco dopo Wayne ha venduto per 800 $ le sue azioni e si è ritirato dal business. Non ti devo scrivere quanto oggi avrebbero avuto di valore questo 10%? Secondo le stime dai 20 a 35 miliardi di $.

Ancora oggi spesso le media considerano Ron Wayne uno sciagurato, perché se avesse tenuto le sue azioni, oggi sarebbe stato una delle persone più ricche al mondo.

Se approfondisci la storia di Wayne scopri che l’imprenditore non rimpiange per niente la sua decisione. Giustamente non l’ha valuta dall’effetto, ovvero dal successo mondiale di Apple, ma dal momento di cui ha preso la decisione di abbandonare l’impresa.

Il suo ruolo doveva essere di mediazione tra gli altri due soci che litigavano in continuazione. L’impresa era incerta, ma l’investimento alto. Troppo alto per Wayne che alla fine non ha resistito e ha abbandonato. Era anche più grande di 14 anni di Jobs e Wozniak e cercava più la stabilità che l’avventura.

Nel frattempo Apple avrebbe potuto fallire se non ci fosse stato l’aiuto da parte dello Stato americano! Lo ha detto anche Wayne “Quando sei in un punto focale della storia non realizzi che sei proprio in questo punto”.

Pensieri lenti e veloci

Un libro che assolutamente mi sento di consigliare sui processi decisionali è “Pensieri lenti e veloci” di Daniel Kahneman. L’ho già un po’ recensito nell’articolo con i libri che consiglio di leggere alle blogger e non solo.

Il libro analizza i due sistemi interiori che abbiamo a disposizione per decidere. Il sistema 1, veloce, chiamato anche intuito e il sistema 2, lento, che elabora i dati e decide con più calma. Quando è sbagliato utilizzare il sistema 1 e 2?

Ecco un pezzo del libro di Kahneman che rende l’idea di quanto sia importante dopo aver deciso di tornare a valutare il processo e non l’effetto.

Non puoi fare nulla se i dati che hai a disposizione sono limitati, ma tu li tratti come fossero esaustivi e sufficienti. A partire dai dati in tuo possesso ti costruisci la migliore storia possibile e se la storia è riuscita inizi a crederci.

Quindi non lasciarti bloccare dal passato,  dai progetti rilevatisi non proprio i migliori. Valuta il perché e riparti dalle lezioni apprese.

In uno dei prossimi articoli della categoria Progetti scriverò come minimizzare le possibilità di fallimento delle idee che nascono nella nostra testa.

Fonti

  1. Pensieri lenti e veloci di Daniel Kahneman. Una recensione di questo libro la puoi leggere in questo post: 10 libri da leggere se sei un blogger
  2. Parole di Ronald Wayne durante l’intervista per CNN: “But when you’re at a focal point of history, you don’t realize you’re at a focal point of history.
  3. Ricerca sull’effetto outcome bias.

Alla prossima
Agnieszka