Mal che vada farò la blogger

Blogging, Esperienze

Questo post stava maturando da mesi nella mia testa; i primi pensieri sono nati quando Silvia Ceriegi ha pubblicato su Trippando la lettera ai suoi figli per spiegare perché si è licenziata da un ente pubblico per fare la blogger a tempo pieno. La sua lettera è diventata virale in rete perché in Italia quasi tutti i dipendenti pubblici a tempo indeterminato che lasciano il lavoro diventano delle curiosità. Con i tempi che corrono può sembrare una follia lasciare il posto fisso, soprattutto quando ci sono i figli. Mi ricordo anche la storia di due aostani che si sono licenziati dal Comune di Aosta per andare a gestire un albergo! Anche loro sono finiti su La Stampa!

Restiamo però nell’ambito del web. Oggi ti parlerò di ciò che mi ha portato dove sono adesso. Ossia davanti a un muro invalicabile che ero cosciente di poter incontrare già nel momento di lanciare Combinando nel 2016, che oggi, come mai prima d’ora, ho davanti a me e più che accettarlo non posso fare.

Inizio di Combinando

Quando ho lanciato nel 2016 il blog Combinando non so esattamente dove volevo andare con questo progetto. Non avevo in mente qualcosa di specifico anche perché, per motivi personali non potevo fare dei progetti più lunghi di un paio di giorni, figuriamoci di un paio di mesi o addirittura anni. Visto che ero già abbastanza ricca di esperienze con il mio blog in polacco sulla Valle d’Aosta ho iniziato a dare un’occhiata alla blogosfera italiana. Ho notato che in Italia ci sono in rete pochissime risorse approfondite per chi inizia con il blogging e soprattutto c’è poco scambio in rete tra chi sa e chi deve ancora scoprire.

E io ne sapevo un sacco perché continuavo a studiare, a sperimentare e a aggiustare il tiro del mio blog CiekawAosta. Certo, non ero un’esperta, ero solo pochi passi davanti a chi iniziava, ma questi pochi passi, soprattutto all’inizio sono molto importanti e così ho deciso di lasciarmi andare con un blog in italiano sul blogging. Da un lato il nuovo blog poteva dare un po’ sfogo al mio lato creativo, dall’altro aiutarmi a testare il mercato (questo lo spiego dopo) e nello stesso momento incoraggiare chi deve gestire un blog.

Nel 2016, così come oggi, ero un dipendente a tempo indeterminato presso una pubblica amministrazione, mi occupavo di fondi europei e avevo un bambino allora di due anni con una malattia rara non diagnosticata che necessitava ieri come oggi di assistenza specialistica 24h (scrivo specialistica perché richiede in continuo le manovre infermieristiche). Ah, avevamo (e ancora abbiamo) un contenzioso aperto perché l’Azienda USL della Valle d’Aosta non ritiene di fornire questa assistenza a casa.

Io potevo sognare di lasciare un lavoro a tempo indeterminato per diventare un’esperta di blogging con una situazione familiare complicata così? Sicuramente non volontariamente.

Ma le mamme di figli disabili molto spesso si licenziano proprio perché lo Stato italiano le lascia sole. Senza servizi veri e senza sostegno. Si licenziano in silenzio e mi ricordo quando ho letto la lettera di Silvia mi sono detta “Se un giorno sarò obbligata a licenziarmi non per volontà mia, ma perché lo Stato mi spinge a fare il caregiver* a tempo pieno, sono certa che i giornali resteranno muti”.

Perché ho aperto un blog sul blogging

Quindi sto Combinando che finalità aveva? Forse a farmi capire se le competenze digitali potessero diventare un lavoro, fatto da casa, nel momento un cui sarei stata costretta a licenziarmi per diventare un caregiver a tempo pieno? Allora non avevo il coraggio di pensare ciò, ma oggi, a distanza di due anni (il blog è partito a ottobre 2016, ma io ho iniziato a progettare tutto a maggio) credo che sia stato un pensiero inconscio.

Dopo pochi mesi, tipo a gennaio 2017 ho capito di no. Non è compatibile lavorare da casa e avere nello stesso tempo a casa un figlio disabile grave in condizioni imprevedibili. In più ho toccato con la mano da vicino altri aspetti prima letti solo nei documenti al lavoro come analisi SWOT, strategie o programmi vari che attuano le politiche di digitalizzazione. Infatti l’Italia è ancora poco digitalizzata rispetto ad altri paesi dell’Unione Europea, ciò significa che “lavorare da casa” anche per le aziende non è così semplice. Banalmente perché c’è meno domanda che altrove di varie figure specializzate in web in quanto non si conosce e capisce il loro vero valore (il famoso ROI = ritorno dell’investimento), per cui si tende a darne poco e di conseguenza i professionisti ne risentono. Inclusi i blogger che spesso guadagnano in natura e non in denaro (anche qui ci sono i rapporti che ne parlano). Di conseguenza a sua volta, soprattutto all’inizio visto che testano un’idea, tendono a non voler sostenere i costi per la formazione oppure per le consulenze. Semplicemente perché non vogliono investire quando non sanno ancora che strada prenderà il blog.

Girano in rete in cerca di consigli gratuiti che spesso effettivamente trovano. In un post un consiglio, in un altro post un pdf gratuito, in un altro ancora un e-book se lasciano l’e-mail oppure in qualche gruppo un po’ di risposte alle domande. Il concetto di “marketing funnel”, grazie al quale si può accede alle risorse gratuite messe a disposizione dagli esperti, è ormai ampiamente conosciuto! Cosi vanno avanti a piccoli pezzettini. Non c’è nulla di male in tutto questo. L’ho scritto anche in più post su Combinando. Il blog può essere completamente gratuito, inclusa la formazione, ma il percorso sarà più lento e bisogna accettarlo. In più avere la pazienza e la capacità di cercare queste risorse gratuite (e valide) in rete e ricomporre i puzzle del proprio blog.

Ho continuato con Combinando anche se ho capito che non potrà diventare nulla di serio nella mia vita professionale. Ho continuato perché mi piaceva il confronto con le blogger italiane. Forse ho avuto la fortuna di incontrare all’inizio le persone giuste come Lucia Lisley Pisano e scoprire anche grazie a loro i lati belli della blogosfera italiana.

Continuavo a fare la blogger su un template fucsia che non mi piaceva quasi più e con la consapevolezza che non ha senso. Non ha senso da qualsiasi punto di vista o quasi. Però mi tranquillizzava. Grazie a Combinando ho conosciuto tante donne italiane in rete: forti, intelligenti e brave che pubblicano i contenuti, le storie, le poesie, i racconti di vita, le barzellette le foto di viaggi, i libri, i corsi, realizzano le app o lanciano le start up. Questo confronto mi dava la forza ad andare avanti a non mollare il lavoro e a reclamare i diritti di Hervé.

Corso di formazione

A maggio 2017 mi è arrivata la proposta di fare la docente per un corso di blogging in Valle d’Aosta. È stata un’esperienza molto bella e stimolante per me e spero anche per i miei discenti. Però mi ha sfinito dal punto di vista emozionale e forse proprio lì ho capito che pur sapendo qualcosa di blogging e di web marketing non lo spenderò mai a livello professionale. Continuerò a comprare i libri sul web marketing, a seguire i corsi, ascoltare i podcast, sperimentare, analizzare per poi non poterlo mai spendere veramente.

Ho pregato la provvidenza che per 10 giovedì dal 12 ottobre all’8 dicembre Hervé stesse benissimo. Ho preso l’impegno per 10 serate di seguito e quindi ho vissuto 10 settimane sotto uno stress che mi sono promessa di non rivivere mai più. Era troppo stressante perché non si sa la sera come Hervé stara la mattina, ma questa volta è andata bene e tutto il corso si è svolto regolarmente.

Anche e soprattutto grazie a mio marito perché io e lui a casa siamo interscambiabili. Abbiamo le stesse funzioni di base (gestione bambini, lavatrici, lavastoviglie, eccetera) e poi ognuno è specializzato in qualcosa che però non è fondamentale quando l’altro non c’è (banca, fiori, parte amministrativa, eccetera).

La casa di sabbia

Nel frattempo abbiamo creato l’associazione La casa di sabbia rompendo il silenzio sulle cure a domicilio dei bambini disabili gravi. Uno degli obiettivi dell’associazione è l’assistenza legale alle famiglie per ottenere i servizi a domicilio oppure a scuola. Perché diventare caregiver a tempo pieno sia una scelta e non un obbligo.

Ancora un motivo in più a mollare Combinando, vero? Ma ormai è diventato il mio piccolo mondo dove potevo decidere cosa e come faccio. Un piccolo atto di ribellione che mi salvava la sera mentre tutti dormivano e io che scrivevo e non pensavo alle difficoltà quotidiane che tanto la sera con i pensieri non potevo risolvere.

In rete ci sono diverse storie di donne che iniziano con un blog e poi lo fanno diventare un lavoro. È un percorso che al giorno di oggi seguono parecchie persone perché un blog è un ottimo modo per testare un’idea! Il mio corso di formazione, seguito dalle richieste di consulenza, poteva essere il primo passo? In teoria si, in pratica ho capito che per provarci davvero ci vorrebbe l’impegno che io non posso permettermi e quindi ho accettato che Combinando resterà un progetto personale destinato a non trasformarsi in nulla in più.

Follow up del corso

Nel frattempo però non so più quante persone mi hanno chiesto di fare un corso di formazione come quello che ho fatto in biblioteca, ma on-line. Erano tante (per me, non in assoluto), soprattutto nel mio gruppo Progetto Blog. Ricca di esperienze pregresse di corsi a data fissa, anche se on-line, ma con mia presenza sullo schermo (tipo webinar), ho subito scartato l’idea. Ma è nata un’altra, quella di realizzare un ebook con il materiale del corso e pubblicarlo. Potevo fare una scelta diversa e scindere completamente La casa di sabbia e Combinando, ma non l’ho saputo e non l’ho voluto fare. Una volta che ho deciso che a me piace semplicemente il blogging, ma non ne faccio una professione perché un po’ non ci riesco nel contesto socio – economico italiano (che paroloni, però è vero), un po’ perché frattempo il mio obiettivo è diventato altro ed è La casa di sabbia, tutto è diventato più semplice.

Ho deciso quindi che pubblico il libro e lo dono a chi dona all’associazione La casa di sabbia Onlus. Grazie alle donazioni per l’ebook abbiamo raccolto più di 4.000 euro e abbiamo finanziato una delle attività dell’associazione che ci sta molto a cuore ed è rivolta ai fratelli. Abbiamo offerto più di 35 settimane di centri estivi per i fratelli dei bambini disabili. Grazie al web abbiamo anche sensibilizzato un po’ la popolazione. Continuo a dire che la storia di mio figlio è la storia di tanti bambini in Italia, che noi non lottiamo solo per lui, ma anche per altri. Lotto per altre mamme perché mollare il lavoro e diventare caregver a tempo pieno dovrebbe essere una scelta consapevole e non un obbligo.

E quel muro di cui ho scritto all’inizio?

Non è vero che nella vita si può ottenere tutto, basta essere motivati, determinati e perseverare nel modo giusto.

Non è vero, qualche volta non si può fare nulla e la saggezza sta nel capire quando mollare i propri progetti oppure modificarli adattandoli al nuovo contesto. Spero di cogliere quel momento e sapere quando mollare il blogging perché i progetti non chiusi, ma trascinati nella speranza di riprendere un giorno sono come quei vestiti in armadio comprati e mai messi 😉, creano un po’ di frustrazione e di sensi di colpa.

Per il resto mi sento fortunata perché Hervé pur essendo in condizioni gravi sta abbastanza bene e non rischia più di morire davanti ai miei occhi come succedeva nei primi anni di vita. Mi sento fortunata di avere ancora un lavoro perché anche questo è raro nella mia situazione. Mi sento fortunata perché ho un’altra figlia sana che mi fa passare i momenti di maternità normale. Mi sento fortunata perché con mille difficoltà riesco a continuare a vivere e avere le forze per reclamare i diritti di mio figlio.

Certo che facendo il dipendente pubblico che esperto potrei diventare? Posso continuare a bloggare su CiekawAosta e su Combinando senza una finalità precisa solo per puro piacere e divertimento perché ritengo che il blogging sia una bellissima avventura! Posso continuare a parlare di miei esperimenti, di libri che leggo e di persone che incontro virtualmente.

Alla fine so che vedrò passare tante persone dal mio blog che poi crescono e i miei consigli per loro diventano troppo di base perché non sperimento funzionalità avanzate e di conseguenza non condivido i risultati. Il blogging senza applicare ciò che si impara leggendo, guardando e ascoltando resta solo una teoria abbastanza inutile. Però il mio punto forte sarà essere sempre aggiornata 😉.

Io credo di continuare e pur non essendo un’esperta vorrei restare on-line e scrivere di blogging anche se per ovvi motivi solo fino ad un certo punto perché oltre quel punto c’è un muro che io non potrò scavalcare visto che per me resta un’esperienza personale e non professionale pur avendo pubblicato due ebook con buoni feedback da parte delle blogger

Ma fino a quel muro tutto ciò che so lo condividerò e spero di accorciare la tua strada affinché  i miei consigli al più presto diventino di base.

Agnieszka

*Caregiver  è colui che volontariamente e gratuitamente si occupa di una persona non autosufficiente, normalmente un parente, supportandolo direttamente ed indirettamente nelle attività quotidiana e sorvegliandolo attivamente per garantire la sua incolumità. Spesso lo fa a tempo pieno, 24 ore su 24, supplendo alle carenze dei servizi socio-sanitari a domicilio.

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